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PIUMADORO E PIOMBOFINO

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Piumadoro era orfana e viveva col nonno nella capanna del bosco. Il nonno era carbonaio ed essa lo aiutava nel raccattar fascine e nel far carbone. La bimba cresceva buona, amata dalle amiche e dalle vecchiette degli altri casolari, e bella, bella come una regina. Un giorno di primavera vide sui garofani della sua finestra una farfalla candida e la chiuse tra le dita. - Lasciami andare, per pietà!... Piumadoro la lasciò andare. - Grazie, bella bambina; come ti chiami? - Piumadoro. - Io mi chiamo Pieride del Biancospino. Vado a disporre i miei bruchi in terra lontana. Un giorno forse ti ricompenserò. E la farfalla volò via. Un altro giorno Piumadoro ghermì, a mezzo il sentiero, un bel soffione niveo trasportato dal vento, e già stava lacerandone la seta leggera. - Lasciami andare, per pietà!... Piumadoro lo lasciò andare. - Grazie, bella bambina. Come ti chiami? - Piumadoro. - Grazie, Piumadoro. Io mi chiamo Achenio del Cardo. Vado a deporre i miei semi in terra lontana. Un giorno forse ti ricompenserò. E il soffione volò via. Un altro giorno Piumadoro ghermì nel cuore d'una rosa uno scarabeo di smeraldo. - Lasciami andare, per pietà! Piumadoro lo lasciò andare. - Grazie, bella bambina. Come ti chiami? - Piumadoro. - Grazie, Piumadoro. Io mi chiamo Cetonia Dorata. Cerco le rose di terra lontana. Un giorno forse ti ricompenserò. E la cetonia volò via. >>

 
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